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Quel bambino non è maleducato. Ha il cervello in costruzione.


Un messaggio per tutti gli insegnanti che si sono mai chiesti: "Ma perché non riesce a fermarsi?"


C'è un momento che quasi ogni insegnante di primaria conosce bene.

Stai spiegando. L'attenzione della classe regge. E poi — di nuovo — lui. Interrompe, si alza, risponde prima che tu abbia finito la domanda, disturba il compagno accanto. Per la terza volta stamattina.

E tu senti salire qualcosa che non è rabbia, ma ci assomiglia. Perché hai già spiegato la regola. Perché gli altri ce la fanno. Perché non sai più cosa fare.

Quello che vogliamo dirti oggi è semplice, e speriamo possa cambiare qualcosa nel modo in cui guardi quella situazione: quel bambino probabilmente non sta scegliendo di essere difficile. Sta semplicemente facendo i conti con qualcosa che il suo cervello non ha ancora imparato a gestire.


Il problema che scambiamo ogni giorno

Nelle classi italiane — lo dicono i dati, lo confermano gli insegnanti — c'è un numero crescente di bambini con difficoltà di attenzione, impulsività e autoregolazione. Alcuni hanno una diagnosi di ADHD o altri disturbi del neurosviluppo. Molti altri no — sono semplicemente bambini il cui sviluppo cognitivo procede con i suoi tempi, e quei tempi non sempre coincidono con i ritmi della classe.

Il guaio è che questi comportamenti — alzarsi, interrompere, non aspettare il turno, reagire d'impulso — si manifestano esattamente come maleducazione. E così vengono letti. E così vengono trattati: con richiami, punizioni, telefonate ai genitori.

Non perché gli insegnanti siano poco attenti o poco sensibili. Anzi — spesso sono i più attenti, i più coinvolti, quelli che ci perdono il sonno. Il problema è che nessuno ha mai dato loro una chiave di lettura diversa.


Cosa c'è davvero dietro quei comportamenti

C'è un insieme di abilità cognitive che gli scienziati chiamano funzioni esecutive: capacità come la memoria di lavoro, la flessibilità cognitiva e — la più importante, e la più fraintesa — il controllo inibitorio.

Il controllo inibitorio è la capacità di frenare una risposta automatica per darne una più adeguata. È quello che ti permette di aspettare il tuo turno quando vorresti parlare subito. Di fermarti prima di dire una cosa che potrebbe far male. Di resistere alla distrazione e tornare al compito.

Nei bambini, questa capacità si sviluppa gradualmente fino ai 25 anni. Non è un interruttore che si accende o si spegne. È un muscolo che cresce — e che cresce molto meglio se viene allenato nel modo giusto.

Un bambino di 7 anni con un controllo inibitorio ancora immaturo non sta decidendo di disturbare. Sta semplicemente mancando di uno strumento che ancora non ha. Chiedergli di "controllarsi" senza dargli i mezzi per farlo è come chiedere a qualcuno di correre senza gambe e poi rimproverarlo perché cade.


La scuola può fare molto — se sa cosa fare

Questa è la parte che ci piace di più raccontare, perché è quella che dà speranza.

Le funzioni esecutive si allenano. Non con schede, non con punizioni, non con la voce alta. Si allenano con attività mirate, con giochi strutturati, con routine pensate apposta per esercitare queste capacità in modo sistematico e — soprattutto — piacevole per i bambini.

Esistono approcci e metodi che fanno esattamente questo: partono dalla neuroscienza cognitiva e si traducono in strumenti pratici, usabili ogni giorno in classe, che aiutano i bambini a sviluppare autoregolazione, attenzione e flessibilità mentale.

Non servono risorse straordinarie. Non servono ore aggiuntive. Serve sapere cosa si sta facendo e perché.


Un invito

Se sei un insegnante — di infanzia, di primaria, di sostegno — e ti riconosci in quello che hai letto, vieni a trovarci.

Questa settimana siamo a Didacta 2026, la fiera nazionale della scuola che si tiene a Firenze dall'11 al 13 marzo. Abbiamo uno stand e teniamo diversi seminari formativi in cui parliamo esattamente di questo: di funzioni esecutive, di come riconoscerle, di come allenarle, con metodi e strumenti digitali concreti.

Non per vendere qualcosa. Per darti quella chiave di lettura che forse nessuno ti ha ancora dato — e che potrebbe cambiare il modo in cui guardi quel bambino che non riesce a fermarsi.

Perché lui, più di tutti, ha bisogno che qualcuno smetta di vederlo come un problema. E inizi a vederlo come un potenziale da allenare.


Accelium Italia sviluppa competenze cognitive nei bambini della scuola primaria attraverso giochi strategici e strumenti digitali, fondato sul metodo Feuerstein. Ci trovi a Didacta 2026 — Stand J32, Padiglione Spadolini Terra.